La comunità italiana in Venezuela: storia di un legame economico e culturale

Quando si parla di emigrazione italiana, il pensiero corre quasi sempre a Stati Uniti, Argentina o Europa del Nord. Eppure il Venezuela è stato, nel secondo dopoguerra, una delle mete più importanti per chi lasciava l’Italia in cerca di una vita migliore — una storia meno raccontata, ma altrettanto significativa, fatta di lavoro, impresa e radicamento.

Le prime tracce, prima del petrolio

La presenza italiana in Venezuela non nasce nel Novecento. Già in epoca coloniale, durante la dominazione spagnola e gli anni delle guerre d’indipendenza guidate da Simón Bolívar, alcune centinaia di italiani — tra cui il geografo Agostino Codazzi — raggiunsero il Paese. Nel 1857 fu istituita la prima legazione consolare italiana in Venezuela, con sede a Maracaibo; due anni dopo ne nacque una seconda a La Guaira. Con la costituzione del Regno d’Italia nel 1861 venne firmato un Trattato di amicizia, commercio e navigazione tra i due Paesi, ma fino agli anni Venti del Novecento gli italiani residenti erano ancora poche migliaia.

Il grande afflusso del dopoguerra

La svolta arriva con il secondo dopoguerra. Il Venezuela, spinto dal boom petrolifero, avvia politiche di apertura all’immigrazione europea, e tra il 1949 e il 1960 entrano nel Paese poco più di 220mila italiani — un flusso composto non da contadini in cerca di terra, come nell’Ottocento verso altre mete latinoamericane, ma soprattutto da operai qualificati, artigiani, tecnici e piccoli imprenditori. Le aree di provenienza più significative furono il Centro e il Sud Italia, in particolare Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia.

L’impronta di questa generazione è ancora visibile oggi nel paesaggio urbano di Caracas: tra il 1950 e il 1960 la città passò da 700mila a 1,4 milioni di abitanti, e la maggior parte degli edifici costruiti in quel periodo fu opera di imprese edili italiane. Il settore delle costruzioni, insieme a quello manifatturiero e industriale, divenne il principale ambito in cui la comunità italiana lasciò il segno, pur restando ai margini dell’industria petrolifera vera e propria.

Una comunità che ha costruito istituzioni

Nel tempo, la comunità italiana in Venezuela non si è limitata a inserirsi economicamente: ha costruito una rete di istituzioni che ancora oggi ne sostengono identità e servizi. Tra queste spicca “La Voce d’Italia”, periodico fondato nel 1950 a Caracas e tuttora attivo, storicamente punto di riferimento per i connazionali. Sul fronte educativo, la Scuola italiana paritaria “Agustín Codazzi” di Caracas, attiva dal 1951, continua a essere un simbolo dell’italianità nel Paese, mentre l’Istituto Italiano di Cultura promuove eventi e progetti di cooperazione educativa e universitaria.

Anche sul piano economico la comunità ha saputo organizzarsi: nel 1954 nasce a Caracas la Camera di Commercio Venezuelano-Italiana (CAVENIT), che nel corso di oltre settant’anni di attività è arrivata a riunire centinaia di operatori economici impegnati in relazioni con l’Italia.

Un’eredità ancora visibile

L’apporto italiano alla società venezuelana va oltre l’economia. Tra le personalità di origine italiana che hanno lasciato un segno nel Paese figurano imprenditori come Carlo Delfino, che realizzò a Caracas le torri del Parque Central, tra i grattacieli più alti del Sudamerica, sportivi come il motociclista Johnny Cecotto, e artisti noti al pubblico latinoamericano come Franco De Vita. Secondo l’Ambasciata d’Italia a Caracas, dagli anni Sessanta circa un terzo delle industrie venezuelane non legate al settore petrolifero risultava di proprietà o sotto la gestione di italiani e dei loro discendenti.

Gli ultimi decenni: una storia in evoluzione

Negli ultimi vent’anni la comunità italiana in Venezuela ha attraversato una fase diversa rispetto al boom del dopoguerra. La crisi economica e l’instabilità che hanno interessato il Paese hanno portato a nuovi rientri in Italia e a una progressiva riduzione della presenza diretta. Oggi sono circa 160mila i cittadini italiani registrati presso i consolati di Caracas e Maracaibo, mentre si stima che oltre 1,5 milioni di venezuelani abbiano ascendenza italiana: un’eredità demografica e culturale che resta, a tutti gli effetti, una delle più consistenti tra le comunità italiane nel mondo.

Un legame che continua

La storia della comunità italiana in Venezuela racconta, in fondo, due cose che continuano a intrecciarsi ancora oggi: la capacità di chi emigra di costruire impresa e appartenenza in una terra nuova, e il valore di un legame che, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, resta una risorsa concreta per chi lavora a rafforzare le relazioni tra Italia e Venezuela. È proprio in questo solco — fatto di storia condivisa, famiglie, imprese e istituzioni — che si inserisce oggi il lavoro di una Camera di Commercio Italo-Venezuelana.

Fonti: Ambasciata d’Italia a Caracas, Wikipedia (voce “Italo-venezuelani”), Neodemos, ItaliaOggi, CAVENIT.

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